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Data: 06 Lug 2012 - 12:21 PM


Farmaci, 274 milioni ranno per curare i bresciani Farmaci, a Brescia si spende meno - Farmaci, 274 milioni l`anno per curare i bresciani A tanto ammonta la spesa a carico del Servizio sanitario, equivalente, in media, a 191 euro per ogni cittadino Farmacia a Brescia si spende meno 191 euro a testa l`anno, a fronte della media nazionale di 204 euro BRESCIA I bresciani consumano mediamente ogni anno farmaci per una spesa equivalente di 191 euro a testa. In totale, nel 2011 la spesa farmaceutica dell`Asl di Brescia è stata pari a 274 milioni di euro, con una diminuzione del 6% rispetto all`anno precedente. Riduzione legata a due ragioni: da un lato, per il ricorso a farmaci generici, che ha raggiunto una percentuale del 38.8% del totale; dall`altro, per la maggiore appropriatezza nelle prescrizioni. «Vero è che la spesa farmaceutica è diminuita grazie all`aumento del consumo di generici» ha spiegato Sergio Pecorelli, rettore dell`Università degli Studi, nonché presidente dell`Alfa, l`Agenzia italiana del farmaco, in occasione della presentazione del Rapporto sull`uso dei farmaci in Italia realizzato dall`Osservatorio sull`impiego dei medicinali dell`agenzia. «Ma è altrettanto vero che, se i tagli impongono di rimanere entro un tetto di spesa, si rischia di non poter più utilizzare quelli innovativi che costano molto». Della Moretta a pagina 9 Farmaci, 274 milioni Ãàïïî per curare i bresciani A tanto ammonta la spesa a carico del Servizio sanitario, equivalente, in media, a 191 euro per ogni cittadino • I bresciani consumano mediamente ogni anno farmaci per una spesa equivalente di 191 euro a testa. In totale, nel 2011 la spesa farmaceutica dell`Asl di Brescia è stata pari a 274 milioni di euro, con una diminuzione del 6% rispetto all`anno precedente. Riduzione legata a due ragioni: da un lato, per il ricorso a farmaci generici, che ha raggiunto una percentuale del 38.8% del totale; dall`altro, per la maggiore appropriatezza nelle prescrizioni. «Vero è che la spesa farmaceutica è diminuita grazie all`aumento del consumo di generici» ha spiegato Sergio Pecorelli, rettore dell`Università desii Studi, nonché nresidente dell`Aita, l`Agenzia italiana del farmaco, in occasione della presentazione del Rapporto sull`uso dei farmaci in Italia realizzato dall`Osservatorio sull`impiego dei medicinali dell`agenzia. «Ma è altrettanto vero che, se i tagli impongono di rimanere entro un tetto di spesa, si rischia di non poter più utilizzare quelli innovativi che costano molto - ha aggiunto -. L`innovazione è il motore assoluto in tutti i campi, in particolare in quello della ricerca e le cure migliorano proprio grazie alle terapie che, per fortuna, sono sempre più innovative. E se è vero che i generici servono a contenere la spesa, è altrettanto vero che sempre meno farmaci escono dai brevet- ti e, dunque, a rischio è la sostenibilità del sistema. Cosa facciamo? Per i primi sei mesi garantiamo i farmaci dispensati dal servizio sanitario poi, a causa della contrattazione sul prezzo troppo bassa con le aziende farmaceutiche, rischiamo di non avere più il prodotto? Come si può puntare sull`innovazione e sul miglioramento delle cure, se si procede di pari passo con una potatura devastante delle risorse che servono proprio a garantire l`innovazione?». Dall`analisi, tuttavia, non sfugge il ricorso al «rigore» nell`appropriatezza delle prescrizioni. Necessario, sia per dare risposte corrette al bisogno di cura delle persone, sia per evitare sprechi. E, nella giornata dei provvedimenti sui «tagli alla spesa» da parte del governo, un`attenzione in tal senso ha un suo peso. «Nel nostro territorio le farmacie hanno un comportamento virtuoso, così come i medici di medicina generale. E le Asl sono in possesso delle informazioni della Banca dati dell`assistito da cui si desume la spesa prò capite per ogni tipo di patologia continua Pecorelli -. Tutto questo ci permette di avere una rete efficiente di tracciatura del farmaco. Ovvero, siamo in grado di sapere, per i farmaci dispensati dal servizio sanitario, se una persona aderisce alla terapia prescritta dal medico oppure no. Facendo ricorso a questi dati, abbiamo visto che il 38,5% di coloro ai quali il medico ha prescritto una ricetta ripetibile per curare una patologia, si reca in farmacia solo la prima volta. Poi, interrompe la cura. Questa «non aderenza» comporta, oltre alle difficoltà legate all`aggravarsi di una malattia cronica (come ipertensione o diabete, ndr), anche un aumento della spesa sanitaria, perché si deve far ricorso a più ricoveri ospedalieri a causa delle complicanze. Credo, dunque, che la strada sulla quale dobbiamo proseguire sia quella di un sempre maggiore coinvolgimento dei medici di medicina generale per correggere i comportamenti scorretti. Gli strumenti che abbiamo a disposizione ce lo consentono. Basta volerli usare». Anna Della Moretta


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